tasca gengivaletasca gengivale

Cos’è una tasca gengivale?

In un condizione di salute il dente è circondato per tutto il suo perimetro dalla gengiva e tra la gengiva ed il dente esiste un solco la cui profondità non supera i 3 mm. Quando questa misura viene superata a causa di condizioni patologiche e soprattutto in presenza di sintomi e segni di malattia, tra i quali il più importante è il sanguinamento, si usa il termine tasca gengivale (o parodontale).

La tasca è una delle caratteristiche cliniche più importanti della malattia parodontale.

In alcune condizioni il solco gengivale è approfondito anche in assenza di malattia parodontale (per esempio le pseudotasche per la gengiva ispessita dietro agli ultimi molari). Tuttavia, anche questa condizione anatomica deve essere monitorata e talvolta corretta.

Cosa c’è dentro le tasche?

La tasca gengivale (in caso di malattia parodontale attiva) è essenzialmente un sito infetto, all’interno del quale avviene una proliferazione indisturbata di batteri detti parodonto-patogeni. Questi nel tempo si organizzano anche in concrezioni solide (tartaro). Il tartaro si forma dalla placca batterica (biofilm) ed è ricoperto dalla stessa. Questo avviene anche perché è difficile arrivare con le setole dello spazzolino o con altri presidi d’igiene dentale in profondità.

Le tasche contengono placca batterica e tartaro.

La tasca gengivale fa male?

Più spesso la risposta è no. Questo è il motivo per il quale è sempre consigliabile fare un controllo almeno ogni anno presso lo studio del vostro dentista. Un segno molto importante da non sottovalutare mai è il sanguinamento gengivale (per esempio durante lo l’uso dello spazzolino).

Cosa rischio se non le curo?

La malattia parodontale è molto insidiosa e può portare alla perdita dei denti quasi senza che ce ne accorgiamo. Quando i denti iniziano a muoversi più del normale spesso è troppo tardi.

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A che età perderò i miei denti?

A che età perderò i miei denti? Quanto durano i denti naturali? Esiste un’età oltre la quale è necessario sostituirli? Quanto influiscono la terapia di mantenimento e la prevenzione sulla conservazione della nostra dentatura?

La migliore risposta si trova nell’immagine di copertina.

Si tratta di una recente radiografia ortopanoramica di un nostro caro paziente classe 1932.

Il signore è in cura da oltre quarant’anni. Nel corso di questi lunghi anni ha sofferto di svariate malattie dentali. Nel tempo ha sofferto di carie e malattie gengivali. Eppure egli conserva tutti i suoi denti (32 denti). Addirittura ha ancora i denti del giudizio.

Quali sono i segreti della meravigliosa longevità della dentatura di questo signore?

Fondamentalmente sono 3:

  1. Igiene orale domiciliare scrupolosa e costante nel tempo.
  2. Controlli regolari clinici e radiografici con segnalazione tempestiva di eventuali sintomi.
  3. E soprattutto sedute di igiene e levigatura professionale ad intervalli regolari e mai (ripeto mai) rinviate.

Ecco a voi, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la dimostrazione sul campo dell’importanza della prevenzione e della regolarità della terapia di mantenimento con igiene e levigatura professionale.

Un’ultima considerazione si rende necessaria. Questa persona ha una salute generale perfetta ed invidiabile. Una coincidenza?

Per noi è più probabile che sia una concomitanza, in considerazione della grande influenza della salute orale sulla salute generale. Vedi il nostro precedente articolo sull’argomento.

Quindi la risposta alla domanda iniziale “A che età perderò i miei denti?” è complessa e dipende da tanti fattori. Sicuramente ci sono tanti fattori, sia individuali che ambientali che possono far ammalare i denti ed i tessuti circostanti, soprattutto.

Ciò che possiamo affermare con certezza è che

la base è la prevenzione.

Senza un’adeguata prevenzione che si basa su controlli periodici clinici e radiografici e su sedute di igiene/levigatura ad intervalli regolari è probabile che la risposta alla domanda “A che età perderò i miei denti?” sia meno entusiasmante rispetto all’esperienza del nostro caro paziente.

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I denti influiscono sulla nostra salute generale?

Le malattie infettive croniche parodontali (delle gengive, dell’osso e delle radici dentali in genere) sono perlopiù asintomatiche o paucisintomatiche (poco sintomatiche) e spesso rappresentano una scoperta occasionale nel corso di visite approfondite o esami radiografici regionali. Esse sono molto frequenti nella popolazione e rappresentano infatti (secondo l’OMS) la più frequente patologia cronica nella popolazione adulta mondiale (circa il 50% della popolazione).

Queste infezioni nascono dalla proliferazione incontrollata (dovuta alla scarsa igiene orale e pregressi trattamenti non andati a buon fine) di diverse specie batteriche anaerobiche gram-negative.

Queste specie batteriche patogene e anche i loro prodotti di degradazione, costituiscono insieme il cosiddetto biofilm. Il biofilm aggredisce i denti ed i tessuti orali e, in modo molto più insidioso, è in grado di aggredire l’organismo umano nel suo insieme, anche in assenza di sintomatologia locale o generale, attraverso la stimolazione della produzione delle citochine che instaurano un processo infiammatorio generale che contribuisce a scatenare malattie gravi in altri organi.

The Possibility of an Infectious Etiology of Alzheimer Disease

(immagine tratta e tradotta da: The Possibility of an Infectious Etiology of Alzheimer Disease. Ghulam M. Ashraf. Vadim V. Tarasov, Alfiya Makhmutovа, Vladimir N. Chubarev, Marco Avila-Rodriguez, Sergey O. Bachurin, Gjumrakch Aliev. Molecular Neurobiology (2019) 56:4479–4491 https://doi.org/10.1007/s12035-018-1388-y)

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