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Denti e Dervello. Un’epidemia silenziosa.

Che collegamento c’è tra denti e cervello dal punto di vista patologico? In che modo la salute orale è collegata all’encefalo? I collegamenti sono molteplici e sorprendenti. Vediamoli nel dettaglio.

I batteri della malattia parodontale e la malattia di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza. Si riferisce alla perdita di memoria e di altre abilità intellettuali talmente grave da interferire con la vita quotidiana. Il morbo di Alzheimer rappresenta il 50-80% dei casi di demenza.

La malattia parodontale (o periodontite) è la malattia batterica e infiammatoria che attacca i tessuti di sostegno dei denti, gengiva e osso alveolare. Volgarmente, è nota come “piorrea”, termine vetusto che indica la produzione di pus dai tessuti dentali. Nell’ambito delle implicazioni sulla salute generale, generalmente la malattia parodontale include tutte le malattie infiammatorie batteriche che colpiscono i tessuti intorno ai denti, tra cui anche le malattie dell’apice radicolare (quindi anche gli ascessi dovuti a carie e non solo quelli gengivali).

Diversi studi hanno dimostrato l’aumento dei mediatori dell’infiammazione (TNF-α [tumor necrosis factor-alpha], IL-6 [interleuchina-6] e IL-1β [interleuchina-1beta]) con l’aumento della produzione di Aβ (amiloide beta) e attivazione del sistema del complemento in pazienti affetti da malattie parodontali. L’aumento della cosiddetta “neuro-infiammazione” è il preludio di diverse malattie, tra le quali anche la malattia di Alzheimer. Tutto questo avverrebbe attraverso il passaggio di sostanze infiammatorie originate dai batteri orali, tra cui in particolare i prodotti di degradazione di membrana, nel sangue e poi verso l’encefalo.

I batteri patogeni più direttamente collegati alla malattia di Alzheimer sono il Fusobacterium nucleatum, il Campilobacter rectus, il Porphyromonas gingivalis e l’Actinomyces naeslundii.

Il fatto ancora più sorprendente è il ritrovamento di alcuni patogeni parodontali direttamente nel tessuto cerebrale dei alcuni malati! Si apre quindi la possibilità di un’infezione diretta attraverso il flusso sanguigno e in barba alla protezione offerta dalla barriera ematoencefalica (struttura funzionale interposta fra sangue e tessuto nervoso, che regola selettivamente il passaggio sanguigno di sostanze).

Dal punto di vista epidemiologico, l’Alzheimer è collegato all’edentulia ed a un livello scarso di igiene orale.

È evidente che la prevenzione delle malattie infettive dentali nella fascia più anziana della popolazione ha un’importanza fondamentale per la prevenzione della più frequente forma di demenza senile.

Quanti nonnini disorientati, quante famiglie addolorate potremmo evitare semplicemente insegnando ai meno giovani ad andare regolarmente dal dentista e dall’igienista dentale? È semplicemente una sana abitudine.

Sulle altre forme di demenza senile ci sono meno dati, ma anche in questi casi, tendenzialmente esiste un legame. È logico che anche in questi casi l’infiammazione giochi un ruolo importante, confermando il legame tra parodontite e encefalo.

 
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Denti e cervello: il legame con la depressione maggiore!

La neuro-infiammazione di cui ho parlato nella sezione precedente sembra collegata anche alla genesi della depressione. Questa è l’ipotesi di base.nSembra probabile una relazione tra i biomarcatori della malattia parodontale (tra i quali il cortisolo del solco gengivale, l’interleuchina 6 (IL-6), l’Il-1β, l’immunoglobulina G contro Bacterioides forsythus, e la depressione maggiore. Tuttavia, gli studi sull’uomo hanno mostrato risultati contrastanti. Nella maggior parte degli studi, c’erano rischi di bias a causa della selezione del campione e del protocollo di valutazione. L’eterogeneità degli studi e il numero limitato di studi comparabili che riportano sui biomarcatori condivisi hanno precluso la possibilità di realizzare una meta-analisi (tecnica clinico-statistica con cui vengono assemblati i risultati di diverse sperimentazioni di uno stesso intervento o trattamento, permettendo una valutazione quantitativa cumulativa dei loro risultati).

In conclusione, il contributo immuno-infiammatorio alla depressione è evidente nel contesto delle malattie parodontali infiammatorie, ma è necessario verificare i biomarcatori che mediano le associazioni tra periodontite e depressione attraverso studi metodologicamente rigorosi che mirino specificamente a questa ipotesi per convalidare ulteriormente questa ipotesi patogenetica tra parodontite e encefalo.

Ascessi cerebrali di origine dentale: i batteri della bocca possono arrivare a colonizzare anche i tessuti cerebrali.

Gli ascessi in genere sono raccolte di pus in spazi tissutali confinati, di solito causati da infezioni batteriche. Ovviamente si tratta di condizioni molto gravi sempre. Nel caso degli ascessi cerebrali, l’esito è spesso fatale se non trattati tempestivamente. Ancora una volta il legame patogenetico tra parodontite e encefalo è molto forte.  

Sono più frequenti in età pediatrica. 

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Denti e cervello: Ictus e incidenti cardiovascolari 

Come dimostrato da numerosissimi studi nella parte più alta della piramide della conoscenza scientifica, il rischio cardiovascolare è decisamente aumentato nei pazienti con malattie croniche dentali. Ovviamente, gli incidenti cardiovascolari colpiscono anche l’encefalo. 

 
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covid e denticovid e denti

Che c’entrano i denti con il Covid?

Immaginare gli organi come entità separate fa comodo. Aiuta a semplificare. Questo è molto utile in alcuni ambiti, specie didattici. Ma la realtà è ben diversa. Gli organi del corpo umano sono, anche se in distretti diversi e distanti, interconnessi da molteplici punti di vista (circolatorio, nervoso, linfatico, endocrino, batteriologico, posturale e così via). Quindi, è ovvio che alcune condizioni patologiche (se non tutte) sono collegate. Questo è confermato già da un’ampia letteratura scientifica. Anche per il Covid-19 e i denti vale la stessa regola.

È interessante, anche per la sua qualità narrativa, oltre che per l’autorevole pubblicazione su Nature, l’editoriale di Tiên Nguyễn intitolato Investigating the mouth–COVID connection

L’articolo evidenzia come gli studi hanno iniziato a collegare il COVID-19 grave a reazioni immunitarie chiamate tempeste di citochine – rilasci eccessivi di molecole infiammatorie da parte del sistema immunitario – che si verificano anche nelle persone con malattie gengivali.

La parodontite ed il COVID-19

Un’altro meccanismo patologico che lega coronavirus e denti è l’infiammazione creata dai batteri che attaccano le gengive e l’osso intorno ai denti. La malattia parodontale (vedi il post su le tasche gengivali) si verifica con l’accumulo di batteri e tossine sulle superfici radicolari dei denti. È la risposta infiammatoria mediata dalla citochine che distrugge il tessuto gengivale adiacente. Il meccanismo patologico è identico a quello della malattia da Sars-Cov-2.

La malattia gengivale è collegata anche ad una serie lunghissima di altre condizioni infiammatorie. Citiamo, tra queste, malattie cardiache, broncopneumopatia cronica ostruttiva e artrite.

La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per i consigli di salute pubblica. Fattori di rischio come il diabete e l’ipertensione richiedono farmaci e cambiamenti nello stile di vita. Le malattie gengivali meno gravi, al contrario, possono essere gestite anche solo con filo interdentale e uno spazzolino da denti.

L’analisi delle malattia parodontale come fattore di rischio per la malattia da COVID-19 evidenzia senza ombra di dubbio un forte correlazione. Chi soffre di questa condizione 3,5 volte più probabilità di essere ricoverato in un’unità di terapia intensiva, 4,5 volte più probabilità di essere sottoposto a ventilazione e 8,8 volte più probabilità di morire rispetto alla popolazione generale.

Inoltre, i campioni di sangue di persone con COVID-19 per diversi biomarcatori noti di infiammazione e ha osservato livelli significativamente più elevati di infiammazione in quelli con malattie gengivali.

Ma trovare una correlazione è solo il primo passo per capire come la salute orale influisca sul COVID-19
Ad esempio, dice, gli scienziati hanno studiato per decenni l’associazione tra parodontite e malattie cardiache e non conoscono ancora il preciso meccanismo di collegamento tra le due condizioni croniche.

Il virus in bocca

Il Covid-19 attacca anche in modo diretto i denti ed i tessuti orali.

Essendo la più grande apertura al corpo, la cavità orale è ben attrezzata con varie difese immunitarie per gestire i patogeni. Tuttavia, i ricercatori hanno visto nei set di dati di sequenziamento dell’RNA che le cellule nella bocca esprimono le proteine ​​ACE2 e TMPRSS2, entrambe necessarie a SARS-CoV-2 per entrare e infettare le cellule ospiti.

Nelle persone con infezioni acute da COVID-19, nonché nelle autopsie di persone morte con la malattia. I ricercatori hanno confermato la presenza delle due proteine ​​di ingresso, nonché delle cellule infette da SARS-CoV-2 nelle ghiandole salivari e nella membrana mucosa che riveste la bocca, in oltre la metà dei pazienti. Sorprendentemente, esistono alti livelli di replicazione virale in alcune cellule delle ghiandole salivari.

Trasmissione dalla bocca

Le prove che dimostrano che la bocca ospita SARS-CoV-2 sono solide e data la presenza del virus in bocca, è possibile che le strategie per abbassare la carica virale in bocca possano ridurre la trasmissione virale.

Il collutorio, in uno studio randomizzato e controllato su circa 200 persone, i ricercatori hanno valutato l’efficacia di quattro diverse soluzioni di collutorio. Hanno scoperto che dopo 15 minuti, tutti e quattro i collutori hanno ridotto la carica virale nei campioni di saliva dei partecipanti fino all’89% e poi fino al 97% dopo 45 minuti.

Gli autori suggeriscono che il collutorio potrebbe aiutare a sopprimere il contagio e ridurre il rischio di trasmissione di SARS-CoV-2 durante gli esami dentistici. Anche se è una pratica relativamente semplice, dice Kumar, solo il 12% circa dei dentisti americani somministra colluttori pre-procedurali.

Anche il semplice collutorio, quindi, è un’arma che indebolisce il legam tra Covid-19 e i denti.

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tasca gengivaletasca gengivale

Cos’è una tasca gengivale?

In un condizione di salute il dente è circondato per tutto il suo perimetro dalla gengiva e tra la gengiva ed il dente esiste un solco la cui profondità non supera i 3 mm. Quando questa misura viene superata a causa di condizioni patologiche e soprattutto in presenza di sintomi e segni di malattia, tra i quali il più importante è il sanguinamento, si usa il termine tasca gengivale (o parodontale).

La tasca è una delle caratteristiche cliniche più importanti della malattia parodontale.

In alcune condizioni il solco gengivale è approfondito anche in assenza di malattia parodontale (per esempio le pseudotasche per la gengiva ispessita dietro agli ultimi molari). Tuttavia, anche questa condizione anatomica deve essere monitorata e talvolta corretta.

Cosa c’è dentro le tasche?

La tasca gengivale (in caso di malattia parodontale attiva) è essenzialmente un sito infetto, all’interno del quale avviene una proliferazione indisturbata di batteri detti parodonto-patogeni. Questi nel tempo si organizzano anche in concrezioni solide (tartaro). Il tartaro si forma dalla placca batterica (biofilm) ed è ricoperto dalla stessa. Questo avviene anche perché è difficile arrivare con le setole dello spazzolino o con altri presidi d’igiene dentale in profondità.

Le tasche contengono placca batterica e tartaro.

La tasca gengivale fa male?

Più spesso la risposta è no. Questo è il motivo per il quale è sempre consigliabile fare un controllo almeno ogni anno presso lo studio del vostro dentista. Un segno molto importante da non sottovalutare mai è il sanguinamento gengivale (per esempio durante lo l’uso dello spazzolino).

Cosa rischio se non le curo?

La malattia parodontale è molto insidiosa e può portare alla perdita dei denti quasi senza che ce ne accorgiamo. Quando i denti iniziano a muoversi più del normale spesso è troppo tardi.

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È sempre necessario fare una TAC prima di un impianto?

Uno dei primi passaggi di un intervento per l’inserimento di un impianto dentale è l’analisi della situazione generale della bocca del paziente. Mancanza di osso o problemi alle gengive infatti potrebbero compromettere i risultati dell’operazione, ecco quindi che diventa una fase fondamentale la fase di esplorazione dell’arcata dentaria tramite strumentazioni specifiche. (altro…)

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Il nostro parodontologo consiglia

La malattia gengivale è piuttosto diffusa e spesso sottovalutata, è estremamente importante controllare, oltre ai denti, anche le gengive.

Effettua un controllo con regolarità in modo da identificarne tempestivamente l’insorgenza.

Solitamente i campanelli d’allarme sono sanguinamento, arrossamento gengivale e alito cattivo, altre volte la malattia può presentarsi in maniera silente e solamente un professionista è in grado di riconoscerla ed intervenire efficacemente.

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L’importanza dell’igiene orale nei pazienti ontologici

L’incidenza dei tumori maligni, in Italia e nel resto del mondo, è in continuo aumento e ricevere una diagnosi del genere sconvolge certamente la vita. Le preoccupazioni dei pazienti oncologici sono molteplici e spesso sono portati a trascurare tutto il resto, tra cui le cure odontoiatriche.
Un ruolo importantissimo, riguardo tale problematica, viene ricoperto dall’informazione e la motivazione del paziente da parte del team oncologico. In questi casi mantenere uno stato di salute senza aggiungere ulteriori complicazioni è fondamentale, e il benessere della bocca è strettamente correlato a una condizione di buona salute.
Il Ministero della Salute ha emanato a tal proposito delle linee guida in cui raccomanda vivamente ai pazienti affetti da patologie neoplastiche di recarsi dal dentista prima, durante e dopo le terapie oncologiche.
Nonostante sia certo che il cavo orale è un ambiente molto sensibile alla tossicità degli agenti antineoplastici (chemioterapia e radioterapia], continua ad esserci una scarsa o assente collaborazione tra il team oncologico e quello odontoiatrico nella sensibilizzazione dei pazienti.
Le terapie oncologiche possono provocare danni a denti e gengive e di conseguenza rendere problematica la masticazione.
Effetti avversi, a breve o lungo termine, possono anche interessare le mucose della bocca provocando notevoli fastidi.
Le complicanze che si possono scatenare a carico del cavo orale possono essere acute e/o croniche e dovute principalmente a:
  • modificazione de PH ( diventa più acido)
  • dolore, sanguinolento e aumento dell’incidenza di carie
Tutto ciò ha un impatto negativo rilevante sia sulla qualità della vita che sull’esito prevenire le complicazioni orali permette di evitare aggravamenti, disagi, malnutrizione e ipertermie.
Dott.ssa Stefania Mastronardi
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