Che vuol dire All On Four?

Letteralmente si traduce come tutto su quattro, dove tutto sta per tutti i denti di un’arcata e quattro sta per il numero di impianti endossei di sostegno.

Si tratta di una metodica sviluppata da dal dentista portoghese Paulo Maló e introdotta sul mercato dall’azienda produttrice di impianti Nobel Biocare. Le caratteristiche salienti di questa tecnica sono:

  • Il ridotto numero di impianti (rispetto alle metodiche tradizionali che prevedono almeno 6 impianti per arcata).
  • La possibilità di evitare gli innesti ossei utilizzando degli attacchi che permettono di inclinare gli impianti (in particolare i posteriori) per utilizzare al massimo l’osso residuo.
  • Il fatto che grazie alla lunghezza e posizione degli impianti nella maggioranza dei casi è possibile consegnare una protesi fissa a carico immediato contestualmente all’inserimento degli impianti stessi.
  • Il costo contenuto rispetto alle soluzioni tradizionali.

Quindi questa è la soluzione perfetta per chi ha perso i propri denti?

La risposta è complessa. Sicuramente per alcuni è un’ottima soluzione. Tuttavia, ogni paziente ha la sua storia clinica, le sue caratteristiche anatomiche e così via. Non siamo tutti uguali. Le nostre aspettative non sono tutte sovrapponibili.

Ho visto su internet che fanno gli all on four a 3xxx euro tutto compreso e fanno tutto in un giorno…

Esistono offerte commerciali molto contenute su queste procedure. Quello che bisogna sempre verificare è il tipo di protesi che viene consegnata.

Solitamente, si tratta di un provvisorio in resina con una barra metallica di rinforzo.

La sistematica all on four originale prevede che questa protesi immediata sia sostituita dopo il periodo di osseointegrazione degli impianti (6 mesi) con una nuova protesi più resistente e duratura, generalmente anch’essa in resina.

Spesso, però, questa parte della procedura viene disattesa ed il provvisorio diventa definitivo.

E allora? Che cambia se tengo il provvisorio?

Quello che è necessario considerare a questo punto è che i medici dentisti che usano questa metodica recente si stanno rendendo conto con l’esperienza che in alcuni casi (non sempre) le protesi definitive all on four – dette anche toronto bridge – sono particolarmente fragili. I distacchi dei denti, per esempio, sono piuttosto frequenti e rappresentano un problema se si tratta della parte anteriore del ponte.

Ovviamente, i provvisori sono per loro natura più deboli e più inclini ai problemi meccanici.

Un’altro problema del provvisorio è legato alla sua detergibilità. La protesi definitiva è più sottile e conformata in modo più preciso per evitare l’accumulo di cibo e l’alitosi.

Mi hanno proposto di togliere tutti i denti e fare un All On Four. Che faccio?

È difficile rispondere a questa domanda che ai non addetti ai lavori può sembrare banale.

Sostanzialmente, se i denti sono pochi e con una cattiva prognosi a breve e medio termine, l’opzione dell’estrazione totale deve essere considerata, sempre nell’ambito di un piano di trattamento che prenda in considerazione tutte le caratteristiche biologiche ed anatomiche di quel paziente. Questa opzione, tuttavia, deve essere presa in considerazione esclusivamente dopo aver valutato tutte le possibilità di curare anche i denti con una prognosi sfavorevole.

Se è possibile curare i denti, anche solo per settori, questo è sempre preferibile.

Quando questo non è realizzabile ed è necessario estrarre, l’All On Four diventa una delle opzioni terapeutiche possibili, ma non di certo l’unica.

bite plane placca di svincolo

Ho bisogno di un Bite?

Prima di tutto definiamo il termine Bite. E vedremo che non è affatto semplice.

In questo termine generico si fanno rientrare dispositivi molto diversi tra loro,

tra cui: 1) La mascherina “stampata” semplice o “nightguard” che è un foglio di materiale plastico spesso circa 1-1,5mm stampato sottovuoto a caldo sul modello dell’arcata dentaria rilevato con un’impronta tradizionale o realizzato con una stampante 3D sulla base di una scansione intraorale digitale. 2) Il bite preformato da banco, disponibile in farmacia e adattabile a tutte le arcate previa immersione in acqua calda. 3) La placca di svincolo realizzata in laboratorio e denominata Michigan Spint, di cui esistono diverse varianti, e che rimane l’unica con solide basi scientifiche, come dimostato dall’ampia bibliografia. 4) La placca a piste di Planas (e i suoi derivati), che corregge alcune malocclusioni secondo i principi della Riabilitazione Neuro-Occlusale (R.N.O.). 5) Gli apparecchi ortodontici di silicone morbido che si usano per trattare alcuni casi di disallineamento, alcuni disturbi occlusali, il russamento e le apnee notturne.

La disomogeneità dei trattamenti

La terapia con i vari bite si presta particolarmente ad interpretazioni eterogenee ed individualiste. Infatti, sia dal lato patologico che dal lato dei risultati clinici, è di difficile interpretazione. E anche terapie disordinate portano spesso un buon risultato, almeno nel medio termine, semplicemente grazie al cambiamento dell’equilibrio muscolare.

Si leggono anche argomentazioni molto particolari.

Di fatto, la motivazione clinica che conduce alla terapia con bite, solitamente è riconducibile all’usura dentale, alla sintomatologia dell’articolazione della mandibola (articolazione temporomandibolare o ATM) o alla sintomatologia muscolare con o senza mal di testa (cefalea). E non è difficile ottenere qualche risultato clinico con qualsiasi apparecchio. Gli apparecchi corretti offrono maggiore confort ed efficacia.

Vediamo di seguito le indicazioni terapeutiche.

Secondo la Treccani, il bruxismo è l’Abitudine di serrare e digrignare i denti in una serie di movimenti involontari ritmici e spasmodici della mandibola durante il sonno: causata per lo più da situazioni psichiche particolari (tensioni emotive, frustrazioni, stati di ansia ecc.), può a sua volta essere causa di malocclusione dentale.

La definizione è accurata, anche se la malocclusione è di solito la causa primaria.

Le conseguenze del bruxismo sono: 1) abrasioni, usure, scheggiature, incrinature, e sensibilità dentali, 2) dolori e tensioni del viso e mascellari, 3) cefalea, 4) lussazione, blocco e/o click dell’ATM e 5) danni alla mucosa interna della guancia e sui bordi della lingua.

La Malocclusione (occlusione patologica)

Con occlusione dentale si intende non solo il modo in cui i denti delle due arcate si toccano tra loro, ma, in ultima istanza, il modo in cui la mandibola articola con il cranio. Infatti, l’articolazione temporomandibolare (ATM) è anatomicamente una diartrosi, e più specificamente un’articolazione di tipo ginglimo-artrodiale che permette alla mandibola di collegarsi in modo funzionale alla base del cranio. Tuttavia, la funzione dell’ATM è ben lontana da essere solo articolare ed è il risultato dei seguenti componenti: 1) articolazione anatomica, 2) articolazione dentale (occlusione o contatti tra le due arcate) 3) equilibrio neuromuscolare fino alla muscolatura sottomandibolare (iodea), del collo ed oltre 4) tempo (la situazione non è mai statica ma cambia nel tempo). Il movimento della mandibola è il risultato di tutti questi fattori, sia in fisiologia che in patologia.

Il termine malocclusione è in realtà superato.

Classicamente, si definisce maloccusione un’alterato allineamento dei denti rispetto alle classi di Angle anche in assenza di patologia. Si parla quindi piuttosto di occlusione patologica quando dai rapporti occlusali dei denti origina una patologia dei tessuti di supporto in senso lato.

L’occlusione patologica è una delle cause scatenanti del bruxismo.

La cefalea di origine dentale

Il mal di testa, il bruxismo, le patologie dell’ATM e l’occlusione patologica sono strettamente collegati tra loro. Il 70% dei pazienti con cefalea hanno una concomitante patologia dell’articolazione dentale. La cefalea di origine occlusale di dice muscolo-tensiva, perché origina da dolori muscolari generati, in ultima analisi, dall’occlusione patologica. Come sempre, in questi casi è sempre difficile stabile il collegamento tra le due patologie.

Allo stesso modo, è difficile dimostrare l’efficacia del bite nella terapia della cefalea muscolo-tensiva. Le recenti ricerche evidence-based ridimensionano di molto l’efficacia del bite (inteso come placca di svincolo fabbricata in laboratorio) in questo campo specifico. Secondo questi studi, gli effetti positivi del bite sulla cefalea esistono ma solo a breve termine. Nel lungo periodo, l’efficacia è sovrapponibile a quella della terapia fisica (fisioterapia) e della terapia farmacologica.

In ultima analisi, quindi, la placca di svincolo è un ausilio alla terapia della cefalea muscolo-tensiva, nell’ambito di un trattamento multi-disciplinare.

La prevenzione dell’usura

In questo campo, qualsiasi tipo di bite, purché indossato con regolarità ha un ottimo successo clinico, semplicemente perché si interpone tra le arcate. La mancanza di contatto diretto tra i denti ha un effetto protettivo straordinario.

L’usura patologica dei denti avviene per abrasione, attrito, erosione e abfrazione (anche abfrattura).

L’ abrasione è l’usura prodotta dall’interazione tra denti e altri materiali, l’attrito è l’usura per contatto dente-dente, l’erosione è la dissoluzione del tessuto duro da parte di sostanze acide (per es. cibi acidi). Un ulteriore processo detto abfrazione o abfrattura potrebbe potenziare l’usura per abrasione e/o erosione e si localizza sul colletto dei denti. Sia le osservazioni cliniche che quelle sperimentali suggeriscono che i meccanismi di usura individuali raramente agiscono da soli ma interagiscono tra loro. L’interazione più importante è il potenziamento dell’abrasione da parte del danno erosivo ai tessuti duri dentali. Questa interazione sembra essere il fattore principale nell’usura occlusale e cervicale.

L’impronta del dentista è sempre con la pasta in bocca?

Oggi, a oltre 100 anni dalla creazione dei primi congegni per la trasmissione dei dati, ci troviamo sulla soglia di una gigantesca rivoluzione nelle comunicazioni. Le tecnologie combinate del telefono, dell’elaboratore e della televisione si sono fuse in un sistema integrato di informazioni e comunicazioni che trasmette dati e permette interazioni istantanee fra persone e computer.

Tratto da INTRODUZIONE ALLA COMUNICAZIONE E ALLA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA di Alberto Graziani.

Nello stesso saggio si legge che “…ogni giorno vengono scritti fra 6000 e 7000 articoli di argomento scientifico e che le informazioni scientifiche e tecniche aumentano attualmente del 13 % l’anno, il che significa che raddoppiano ogni 5,5 anni…”

È del tutto evidente, quindi, che in ogni campo della scienza i progressi sono rapidissimi, inclusa la Medicina Dentale. L’aggiornamento deve essere continuo (infatti, lo è per legge).

La risposta quindi è ovvia: no.

Nella maggioranza dei casi “l’impronta” delle arcate dentarie si rileva con uno scanner intraorale (IOS, IntraOral Scanner). E questo apparecchio sostituisce egregiamente le impronte tradizionali, riducendo ansia e fastidi e migliorando i risultati clinici. Quindi l’impronta dentista senza pasta in bocca è possibile.

Quanti denti abbiamo?

La risposta breve è semplicemente 32, se includiamo i famigerati denti del giudizio.

Tuttavia, non è così semplice.

Innanzitutto è necessario distinguere dentatura e dentizione.

Il processo biologico che porta alla crescita degli elementi dentali fino alla loro completa eruzione e definitivo arresto della crescita si definisce dentizione. Al contrario, dentatura è un termine che ha una connotazione statica e si riferisce al numero totale dei denti decidui o permanenti (secondo la Treccani, “la serie e la disposizione dei denti…”)

La dentizione decidua o di latte

Nei bambini, a partire mediamente dal sesto mese, inizia l’eruzione della cosiddetta dentizione decidua o di latte. Il termine corretto è proprio di latte e non, piuttosto, il da latte che è di uso comune.

“Di Latte” non solo perché dei lattanti ma anche per il colore estremamente chiaro rispetto ai denti permanenti

La dentizione inizia con l’eruzione degli incisivi centrali inferiori e poi continua con un andamento detto a fontanella (incisivi centrali superiori, laterali superiori e poi di nuovo giù con il laterali inferiori). La dentatura di latte è completa al secondo anno di età e conta 20 elementi in totale: 4 incisivi superiori, 4 incisivi superiori, 2 canini superiori, 2 canini superiori, 4 molari superiori e 4 molari inferiori.

Per la matematica dentale si usa la cosiddetta formula dentaria, con abbreviazioni piuttosto intuitive e universali. La formula dentaria dei denti di latte è la seguente: I 2/2 C1/1 M2/2 = 10 x due arcate = 20.

La dentizione permanente (dell’adulto)

A partire mediamente dal sesto anno di età inizia l’eruzione della dentizione permanente o dell’adulto, Il primo dente permanente che spunta non è l’incisivo centrale inferiore (che va a sostituire il dente di latte corrispondente) ma il primo molare permanente, che non sostituisce nessun dente ed erompe dietro l’ultimo dente di latte.

Spesso questo dente permanente passa inosservato e per incuria si ammala prima che il bambino o i genitori si accorgano che è spuntato.

È necessario che questo dente sia controllato dal vostro Medico Dentista di fiducia subito dopo l’eruzione per evitare che possa sviluppare una carie ed eventualmente per chiudere i solchi anatomici quando sono eccessivamente profondi allo scopo di ridurre il rischio di carie.

La dentizione permanente consiste di 32 elementi e termina con l’eruzione e la successiva maturazione radicolare del dente del giudizio. Spesso, queste ultime fasi non avvengono nel modo corretto per mancanza di spazio in arcata e in seguito a questo fenomeno si verificano diverse patologie legate proprio alla presenza del dente del giudizio in una posizione non fisiologica.

Meme Einstein e la formula dentaria.

Formula dentaria di un’arcata della dentatura permanente

Rispetto alla dentatura di latte, la dentatura permanente fisiologica ha 12 elementi in più. I premolari sostituiscono come posizione i molari decidui, e i molari permanenti sono appunto 12. La formula dentaria di un’arcata ce la spiega il Prof. Einstein nella vignetta. La formula totale è la seguente: I 2/2 C1/1 P2/2 M3/3 = 16 x due arcate = 32.

Le fasi intermedie della crescita

Esiste ovviamente anche un periodo in cui la dentatura di latte e la dentatura decidua coesistono. Questo si verifica generalmente dal sesto al dodicesimo anno. Questa fase prende il nome di dentizione mista.

ortopanoramica opt 90 anni mantenimento 32 denti

A che età perderò i miei denti?

A che età perderò i miei denti? Quanto durano i denti naturali? Esiste un’età oltre la quale è necessario sostituirli? Quanto influiscono la terapia di mantenimento e la prevenzione sulla conservazione della nostra dentatura?

La migliore risposta si trova nell’immagine di copertina.

Si tratta di una recente radiografia ortopanoramica di un nostro caro paziente classe 1932.

Il signore è in cura da oltre quarant’anni. Nel corso di questi lunghi anni ha sofferto di svariate malattie dentali. Nel tempo ha sofferto di carie e malattie gengivali. Eppure egli conserva tutti i suoi denti (32 denti). Addirittura ha ancora i denti del giudizio.

Quali sono i segreti della meravigliosa longevità della dentatura di questo signore?

Fondamentalmente sono 3:

  1. Igiene orale domiciliare scrupolosa e costante nel tempo.
  2. Controlli regolari clinici e radiografici con segnalazione tempestiva di eventuali sintomi.
  3. E soprattutto sedute di igiene e levigatura professionale ad intervalli regolari e mai (ripeto mai) rinviate.

Ecco a voi, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la dimostrazione sul campo dell’importanza della prevenzione e della regolarità della terapia di mantenimento con igiene e levigatura professionale.

Un’ultima considerazione si rende necessaria. Questa persona ha una salute generale perfetta ed invidiabile. Una coincidenza?

Per noi è più probabile che sia una concomitanza, in considerazione della grande influenza della salute orale sulla salute generale. Vedi il nostro precedente articolo sull’argomento.

Quindi la risposta alla domanda iniziale “A che età perderò i miei denti?” è complessa e dipende da tanti fattori. Sicuramente ci sono tanti fattori, sia individuali che ambientali che possono far ammalare i denti ed i tessuti circostanti, soprattutto.

Ciò che possiamo affermare con certezza è che

la base è la prevenzione.

Senza un’adeguata prevenzione che si basa su controlli periodici clinici e radiografici e su sedute di igiene/levigatura ad intervalli regolari è probabile che la risposta alla domanda “A che età perderò i miei denti?” sia meno entusiasmante rispetto all’esperienza del nostro caro paziente.

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Può un’ortopanoramica salvarti la vita?

La radiografia ortopanoramica (o semplicemente panoramica) è l’esame radiografico di base per la diagnosi del medico dentista. Su questa radiografia si vedono tutti i denti, le arcate mascellari, le fosse nasali ed i seni paranasali. Tuttavia, per sua natura, questa radiografia ci fa vedere anche una parte delle altre strutture della testa e del collo che si trovano alla stessa altezza dei mascellari. Ed è dall’analisi attenta di queste strutture che nasce la frase “Può un’ortopanoramica salvarti la vita?”.

Cosa si vede sull’ortopanoramica?

Si possono vedere immagini di patologie serie o meno serie. Spesso una diagnosi tempestiva fa la differenza. Per esempio, nell’immagine di copertina (un’ortopanoramica di routine eseguita su un nostro paziente) abbiamo intercettato un occlusione della carotide interna, evidenziata dalla freccia.

Abbiamo confermato la diagnosi con l’immagine che segue, una Tomografia CBCT, ed inviato tempestivamente il paziente allo specialista per le cure del caso.

puo-unortopanoramica-salvarti-la-vitaAteroma della carotide interna su CBCT

Ora il paziente sta bene, grazie alla diagnosi tempestiva di un reperto casuale.

Quindi tornando al titolo di questo articolo “Può un’ortopanoramica salvarti la vita?”, è evidente che la risposta non può che essere affermativa.

È preciso dovere del medico dentista (e anche del medico radiologo) segnalare anche le immagini sospette di origine non-dentale presenti sull’ortopanoramica, e rimandare allo specialista del caso qualora necessario.

A volte i reperti sono molto meno preoccupanti ma vanno sempre indagati a fondo e sottoposti alle cure necessarie onde evitare problemi.

Nel caso seguente abbiamo trovato una calcolosi asintomatica della ghiandola salivare sottomandibolare:

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Calcolosi ghiandola salivare sottomandibolare.

Nella radiografia che segue abbiamo trovato, invece, una enorme cisti (follicolare o dentigera) a carico del dente del giudizio inferiore sinistro. Il paziente non aveva nessun disturbo, ma la mandibola era a rischio di frattura ed è stato programmato un intervento per la rimozione della cisti con una certa urgenza.

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Cisti follicolare con rischio di frattura mandibolare.

 

 

conoscete-il-mercurio-che-centra-il-mercurio-con-il-medico-dentista

Conoscete il mercurio? Che c’entra il mercurio con il medico dentista?

Nel 2009, alla 25esima riunione del Consiglio d’amministrazione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) nasce l’intenzione di eliminare il più possibile il mercurio per la sua tossicità sull’uomo e sull’ambiente. L’UNEP è un’organizzazione internazionale, con sedi nei cinque continenti, che segue con molta attenzione questa vicenda e raccoglie i dati più aggiornati sulla situazione ambientale nel mondo, inclusa la situazione delle acque, dell’aria e dei terreni.

L’UNEP segue da vicino la vicenda del Mercurio in tutte le sue applicazioni, con particolare attenzione per l’amalgama dentale.

Ebbene si! Le vostre otturazioni di piombo contengono mercurio!

Il passo fondamentale fu la redazione del testo delle cosiddetta “Convenzione di Minamata”, dal nome della città Giapponese resa tristemente famosa dalla contaminazione appunto da mercurio. La Convenzione di Minamata è stata redatta da una commissione di negoziazione intergovernativa a Ginevra nel Gennaio del 2013 e ratificata successivamente durante l’apposita conferenza diplomatica di Kumamoto (Giappone) dell’ottobre 2013.

La convenzione è in vigore da agosto 2017 ed è attualmente ratificata da 125 nazioni.

Nel testo originale la Convenzione chiede la limitazione dell’uso dell’Amalgama alle sole forme incapsulate e la limitazione nell’uso dei pazienti ai soli casi nei quali si rende indispensabile secondo il medico. L’uso è comunque vietato nei bambini e nelle donne in stato di gravidanza. La convenzione incoraggia l’uso e lo sviluppo di materiali alternativi. La convenzione chiede inoltre regole ferree per lo smaltimento e la manipolazione, per la sicurezza di pazienti ed operatori.

Tutto ciò si ritrova nel regolamento (UE) 2017/852 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 maggio 2017. Le norme giungono in Italia attraverso la legge del 4 ottobre 2019, n. 117 (Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee).

A questo punto, il 10 Dicembre scorso, il comunicato stampa del Consiglio dei Ministri rende pubblici i punti sostanziali della nuova legge che presto entrerà in vigore attraverso il  meccanismo del Decreto Legislativo, come previsto dalla Legge Delega (cioè senza passaggi parlamentari, poiché trattasi di problematiche sostanzialmente tecniche).

Sul comunicato stampa leggiamo sanzioni elevate per chi non si adegua alle nuove norme.

È prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 100.000 euro per gli odontoiatri che utilizzano amalgama dentale in violazione del regolamento Europeo,

una sanzione da 4.000 a 20.000 euro per quelli che non assicurano che la gestione e la raccolta dei loro rifiuti di amalgama e la chiusura temporanea dell’attività, per quelli che utilizzano l’amalgama dentale o rimuovono otturazioni contenenti amalgama dentale in violazione delle norme, fino all’installazione di idonei separatori di amalgama.

Diventa quindi fondamentale seguire queste norme e dotarsi di separatori di amalgama su almeno un riunito se si vuole ancora utilizzare o rimuovere. In alternativa occorre dotarsi dei moderni aspiratori con separatore incorporato.

L’amalgama (nella forma ovviamente incapsulata) può essere ancora utilizzata secondo le norma Europee, su un gruppo più ristretto di pazienti.

Non bisogna dimenticare, tuttavia, che l”UNEP sta già introducendo ulteriori restrizioni, come deciso nella conferenza dei partecipanti alla Convenzione di Minamata tenutasi a Ginevra nel Novembre del 2019.

Inoltre, è una ferma convinzione della Commissione Europea che l’amalgama dentale debba essere totalmente eliminata entro il 2030.

L’amalgama in odontoiatria, almeno nei paesi più sviluppati, presto sparirà.

espansione ossea ere impianti

Ti hanno detto che non hai osso per inserire impianti. Ne sei certo?

Gli impianti dentali si inseriscono nell’osso mascellare e nel corso dei mesi successivi si integrano all’osso stesso per poter poi ancorare dei denti fissi.

La procedura standard per inserire impianti nell’osso mascellare prevede che l’impianto sia inserito dopo aver praticato un foro della dimensione adeguata nell’osso.

Ma cosa succede se la dimensione dell’osso non è sufficiente per inserire l’impianto?

Esistono diverse procedure che permettono di aumentare la dimensione dell’osso prima o durante l’inserzione dell’impianto. Il sistema più frequentemente utilizzato prevede un innesto di osso dello stesso paziente spesso miscelato con matrice ossea sterile bovina o suina stabilizzato con delle piccole viti in titanio e/o con le cosiddette “membrane”. Il prelievo si effettua sull’angolo della mandibola, sul mento o in altre zone del corpo (per esempio la teca cranica). Il periodo di integrazione dell’innesto ovviamente allunga di molto i tempi di guarigione.

È sempre necessaria una procedura di questo genere?

Noi riteniamo di no. Esistono delle tecniche che prevedono l’allargamento dell’osso esistente contemporaneamente all’inserzione dell’impianto. Queste tecniche sono genericamente dette “split-crest”. Negli anni ’90, i dottori Gianni Bruschi ed Agostino Scipioni misero a punto una variante molto speciale di questa tecnica conosciuta con l’acronimo E.R.E. (Edentulous Ridge Expansion). L’effetto fu dirompente nel mondo dentale ed accademico. La split-crest divenne  più agevolmente applicabile ad un numero maggiore di casi e fu inquadrata in modo preciso sia in termini di indicazioni che come procedura. I dottori Bruschi & Scipioni insegnarono la tecnica in tutto il mondo, contrastando anche il mondo accademico che era restio ad accettare una soluzione relativamente semplice per un problema complesso.

Perché la tecnica E.R.E. è relativamente semplice rispetto agli innesti?

L’inserimento di un impianto con la tecnica E.R.E. nella maggioranza dei casi non richiede più tempo rispetto alla tecnica tradizionale. Il tempo di guarigione è analogo ed il post-operatorio è del tutto sovrapponibile. Inoltre, non è necessario un prelievo di osso donatore, ma si usa solo l’osso nativo della zona di inserzione.

Ma è sicura la tecnica E.R.E.?

Assolutamente si. La tecnica E.R.E. è stata valutata efficace e sicura in numerosi studi peer-reviewed pubblicati su importanti riviste internazionali.

La tecnica E.R.E. è la cugina della tecnica L.M.S.F. (Localized Management of Sinus Floor) per l’aumento di osso verticale nei settori posteriori dell’arcata superiore.

I denti influiscono sulla nostra salute generale?

Le malattie infettive croniche parodontali (delle gengive, dell’osso e delle radici dentali in genere) sono perlopiù asintomatiche o paucisintomatiche (poco sintomatiche) e spesso rappresentano una scoperta occasionale nel corso di visite approfondite o esami radiografici regionali. Esse sono molto frequenti nella popolazione e rappresentano infatti (secondo l’OMS) la più frequente patologia cronica nella popolazione adulta mondiale (circa il 50% della popolazione).

Queste infezioni nascono dalla proliferazione incontrollata (dovuta alla scarsa igiene orale e pregressi trattamenti non andati a buon fine) di diverse specie batteriche anaerobiche gram-negative.

Queste specie batteriche patogene e anche i loro prodotti di degradazione, costituiscono insieme il cosiddetto biofilm. Il biofilm aggredisce i denti ed i tessuti orali e, in modo molto più insidioso, è in grado di aggredire l’organismo umano nel suo insieme, anche in assenza di sintomatologia locale o generale, attraverso la stimolazione della produzione delle citochine che instaurano un processo infiammatorio generale che contribuisce a scatenare malattie gravi in altri organi.

The Possibility of an Infectious Etiology of Alzheimer Disease

(immagine tratta e tradotta da: The Possibility of an Infectious Etiology of Alzheimer Disease. Ghulam M. Ashraf. Vadim V. Tarasov, Alfiya Makhmutovа, Vladimir N. Chubarev, Marco Avila-Rodriguez, Sergey O. Bachurin, Gjumrakch Aliev. Molecular Neurobiology (2019) 56:4479–4491 https://doi.org/10.1007/s12035-018-1388-y)